giovedì, 16 ottobre 2008

ignoto429
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venerdì, 05 settembre 2008

Im-posture

Si vive così,

senza mai poter giustificare

lo stato tensivo del corpo

in relazione alla postura,

senza mai poter mutare

l'erosione diseguale di ogni

tacco di ogni nostra scarpa,

in tutti questi anni.

(Se mi guardo non vedo mai niente)

Dromomani infiniti,

serpeggiano in città.

Ma quando sopporto

il cambio di contatto,

piango dolcemente,

e sento per davvero

l'assurdità della frequenza

infernale, e il nostro

folle, per niente,

volerci rimanere.

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lunedì, 18 agosto 2008

Il castello di carte

Quando parli di rabbia, questo è un modo di dire che non corrisponde a te, alla tua maniera. E' stupido da parte mia parlare di cose di cui tu sei più sicura di me, ma io sono veramente stupido e insicuro e perciò mi fa piacere esprimere un po' una certezza come la seguente: la rabbia l'ha un bambino, quando il suo castello di carte crolla perché un adulto ha urtato il tavolo. Ma il castello di carte non è crollato perché qualcuno ha urtato il tavolo, bensì perchè era un castello di carte. Una casa vera non crolla, persino se il tavolo viene trasformato in legna da ardere: non ha affatto bisogno di fondamenta esterne.
Sono cose ovvie, queste, lontane e straordinarie.
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lunedì, 21 luglio 2008

Dal "Libro quarto"

Prima ho ricordato Dante Alighieri, perché la struttura della sua Divina Commedia procede esattamente nella direzione indicata dall’acrostico V.I.T.R.I.O.L. L’inferno di Dante è posto sotterra, e vi è un progressivo addentramento nel mondo della materia, che Dante compie però con una presenza vorrei dire Solare, in grado di proteggerlo e di illuminare passi oscuri. Un viaggio all’Inferno senza un Virgilio, ad oggi potrebbe essere rappresentato dall’assunzione di elementi psicoattivi in grado di far emergere contenuti inconsci, lasciando però che il potere vulnerante di queste forze allaghi la coscienza senza una ristrutturazione, senza la mediazione di un maestro. Le esperienze con allucinogeni condotte da Carlos Castaneda avvennero sempre con la supervisione del suo maestro Don Juan, all’interno di un rito, e Don Juan collaborò attivamente ad integrare alla coscienza di Castaneda le terribili esperienze che si produssero. Castaneda stesso ricorda come essenziale la figura del maestro ad evitargli la follia. Vi è un passo della Divina Commedia che illustra pienamente la funzione protettrice di Virgilio, che ora riassumerò. Siamo alle porte della città di Dite, ben dentro all’Inferno, e una torma di diavoli piove per ogni dove sulle mura della città ed impreca in direzione di Dante, stizzita che costui se ne venga, vivo, attraverso il regno dei morti. A questo punto, Virgilio fa segno ai diavoli di voler parlar loro, separatamente, lasciando Dante da solo. Costoro, a tal proposta, si calmano un poco e dicono: “Vieni tu da solo, e costui ( Dante) se ne vada. Provi da solo a ritornare per questa folle strada, senza di te!” Dante prova un terribile sconforto, certo di non poter tornare in superficie senza l’aiuto di Virgilio, ma costui lo rassicura: “Aspettami qui, e conforta lo spirito con una buona speranza, perché non ti lascerò in questo basso mondo”. Inoltre, in più occasioni, par di intuire come la funzione di Virgilio consista anche nella chiarificazione dei messaggi che sempre Dante ottiene dai dannati. Riecheggia qui quanto detto sopra in merito alla “rettifica” che va operata nel corso della visita alle terre interiori. E in questo senso Virgilio è colui che permette la trasformazione del potenziale oscuro espresso dai dannati. Una caratteristica dell’Inferno descritto da Dante è che si sviluppa dalla superficie terrestre verso il basso, fin nel centro della Terra, dov’è conficcato Satana. Più la colpa è grave, più il dannato è posto in basso, addentro. Non solo: una caratteristica significativa delle pene di contrappasso che i dannati si trovano ad espiare è il progressivo aumento dei vincoli loro posti: vincoli fisici, di movimento. Viene da pensare che più il mondo della materia informi le nostre azioni, più, per conseguenza, le leggi della materia si faranno stringenti. Provo ad osservare le caratteristiche della pena, partendo dall’alto e scendendo verso il basso, in quest’ottica. Vedo che al limitare esterno dell’inferno sono posti gli ignavi, “coloro che vissero sanza infamia e sanza lodo”: potremmo dire gli amorfi, coloro che non si assunsero la responsabilità di una scelta precisa, gli inerti. La loro pena consiste nell’inseguir, di una corsa frenetica ed insensata, una vana insegna. Certo, il loro movimento è miserando, tuttavia si tratta di un pieno movimento. Se scendiamo un poco, troviamo gl’iracondi ficcati in una palude, lo Stige. Ecco che il movimento qui è seriamente limitato da una palude fangosa. Scendiamo ancora e troviamo Farinata degli Uberti posto addirittura dentro una tomba infuocata. Scendiamo e troviamo Pier della Vigna, suicida, il cui spirito è immobilizzato in un albero. A questo criterio risponde anche la pena attribuita ai ladri, più sotto: non solo stanno con le mani legate da serpenti, ma addirittura lo spazio interno del loro corpo è violato: serpi entrano dai reni e affacciano la loro testa uscendo sul ventre. Inoltre si verifica una terribile metamorfosi: i dannati giungono a perdere la loro individualità ed a mutarsi in rettili. Ancora meno movimento è concesso, nemmeno interiore. Proseguendo nella discesa, troveremo pene basate sul disfacimento corporeo, sulla sua dissezione, sullo sfacelo più totale. E arriviamo al centro della Terra, dov’è Lucifero, silente, senza calore, che meccanicamente mastica, maciulla, un corpo umano infilato in ognuna delle bocche dei suoi tre volti. Qui la negazione è massima: manca perfino il calore, i corpi sono nelle bocche infilati a testa in giù, non è possibile vedere i loro volti. Nessun suono umano è emesso. Siamo arrivati alla minima libertà possibile. Tutto, intorno, è ghiaccio.

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giovedì, 19 giugno 2008

Il vento alto

Il vento alto non si occupa della sabbia:

per lei bastano scomposti refoli,

da Quello dipendenti,

a scompigliarla.

E la polvere,

velatura di marciapiede,

deve muovere in sasso,

e poi in montagna,

e poi in pianeta,

per muoversi con venti,

sempre più giusti,

e potenti.

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martedì, 17 giugno 2008

Affondo.

Come nuvole bianche
in un cielo senza vento:
quanta bambagia,
a proteggere niente.
Simile è la mia mente,
ma quanto al cielo,
così divergente.
postato da: barcaiolo alle ore 14:47 | link | commenti (1)
categorie: poesia
martedì, 10 giugno 2008

Dipende

Tutto dipende,
da cosa credi di dipende
re.
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lunedì, 31 marzo 2008

Mount Wilhelm

La via della salute passa

attraverso l'estraneità:

col treno scorrevo il profilo

di un monte noto, da cui,

malsano, mi sentivo normale

a guardare giù sulla ferrovia,

io più sano sentirmi anormale

otto anni dopo, nel vagone.

Un senso di muscoli e acqua

mi partecipava della vita inferiore,

del modo incosciente, protected,

and casual.

E' stato tutto un abbaglio, prima

del calore, da dove la ragnatela

fradicia che mi ha impedito, impietrito,

avvitandomi nell'oscurità del

sotto-scala condizionale.

Alla fine della galleria la luce invade,

e per questo i tuoi occhi sono come feriti:

i bruciori risvegliano il cervello.

Quanti clangori si scoccano gli uomini,

guardandosi, e ruggine sulle rotaie,

che fa scivolare, specie col ghiaccio

invernale, di questo secolo insettifero,

serpivendolo, inquietatore.

Io che sono in salute, so che morirò,

come lo sa un vecchio che precipita,

come lo sapevo a sette anni,

e che non morirò, come lo so adesso

in quest'ampiezza, in queste possibilità,

che mi sono, relativamente, spaventose.

Forse dovrei chiamarmi Renato,

e per questo, delicatissimo,

bisognoso,

e stupido.

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lunedì, 25 febbraio 2008

V.I.T.R.I.O.L

V.I.T.R.I.O.L. Significa: Visita Interiora Terris Rectificando Invenies Occultum Lapidem. Tradotto: Visita le terre interiori, e rettificando troverai la pietra nascosta. Anche tradotto, non ci fornisce alcun significato a meno che non si assegnino significati comprensibili ai termini. Ecco che “visita” implica l’andare in un luogo, vedere un luogo, non stabilircisi. Prender coscienza di un luogo, di com’è fatto, delle sue leggi, dei suoi contenuti, ma non certo per fermarvisi. Mi viene in mente, a conforto, quanto disse Dante in risposta a Filippo Argenti: siamo all’Inferno, nel quinto cerchio, quello degli iracondi. Un dannato, Filippo Argenti, chiede a Dante “ Chi se’ tu che vieni anzi ora?” E Dante, di rimando: “ S’i’ vegno, non rimango”.
Interiora Terris: la dimensione interiore. Terra evoca anche qualcosa di pesante, di oscuro.
Rectificando: Rettificando, trasformando, sistemando. Viene in mente una massima di Sheldon Kopp, famoso psicanalista, che recita: “ Tutto il male costituisce una vitalità potenziale bisognosa di trasformazione”. Si tratta forse di energia psichica imbrigliata in forme asfittiche e strutture infantili, che necessita di una attualizzazione, di riferimenti più adeguati e ampi, come si conviene ad un adulto.
Invenies Occultum Lapidem: Troverai la pietra nascosta. Alla fine di questo viaggio oscuro troverai una pietra. Una pietra, rispetto alla terra, è qualcosa di più stabile. Pietra, Lapis, erano simboli utilizzati per indicare la nostra parte imperitura, il principio divino che possediamo e che ignoriamo. Nel mondo della materia densa, infatti, i diamanti si trovano ben dentro alla misera terra. E vi è un gioco di corrispondenze fra realtà dense e realtà sottili.Naturalmente, non si tratta di corrispondenze esatte, piuttosto di strutture, di relazioni, di archetipi.
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domenica, 10 febbraio 2008

Misticismo.

Anagogico: dalla parola greca anagoghé, che significa “Innalzamento”. Innalzamento, in quest’ambito, ha per me il significato di raffinazione della percezione, di misticismo. Misticismo è una parola che l’uso comune ha snaturato in questi tempi. Il rischio è che evochi un deliquio sentimentalistico, come una passione nevrotica per una donna in assenza della donna. Quasi una forma d’isteria. Ed a questo errore ha contribuito uno degli “imbonitori dello spirito” di cui parlavo, in maniera netta. Preferisco, quanto a cosa sia il misticismo, riferire un uso del simbolo della circonferenza e del Centro, molto noto. Immaginiamo dunque un cerchio, e lungo tutta la circonferenza disponiamo il Cristianesimo, l’Islam, l’Ebraismo, il Buddismo, l’Induismo, il Sikhismo, ecc., ognuna con le sue particolari forme, liturgie, testi. Poi, da ognuna delle zone della circonferenza assegnate alle varie religioni, tracciamo dei raggi, che dalla circonferenza vanno ad incontrare il Centro. Ora, il Centro è uno solo, per ognuno dei raggi, e i raggi simbolizzano proprio i mistici che, partendo da una forma religiosa, la trascendono addentrandosi gradualmente nella dimensione interiore della religione, fino a giungere al Centro, all’Uno, che, cavalcando la metafora geometrica, pur essendo la scaturigine della manifestazione ( le circonferenze che si possono tracciare attorno ad un punto) le trascende: infatti, in geometria la convenzione vuole che il punto sia inesteso, senza dimensione. Un ultimo aspetto di questa metafora, e il più interessante per me, è che, com’è facile verificare, man mano che la direzione si fa interiore, le distanze fra un raggio e l’altro diminuiscono, fino a essere minime in prossimità del centro. Questa metafora contiene tutto l’ampio respiro di tolleranza ed intelligenza di cui i nostri tempi abbisognano disperatamente.

postato da: barcaiolo alle ore 02:38 | link | commenti (2)
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